La disfagia nel paziente malnutrito a domicilio. Racconto di una esperienza personale

La disfagia nel paziente malnutrito a domicilio

La disfagia nel paziente malnutrito a domicilio. Racconto di una esperienza personale

I problemi secondari alla disinformazione sui disturbi della deglutizione di origine faringo-laringea si possono facilmente evincere dal seguente dialogo tra medico e familiare, che propongo quale sintesi della mia personale esperienza in qualità di foniatra-deglutologo e di nutrizionista clinico domiciliare.

– “Salve dottore, le presento mio padre, 78 anni. Da circa 10 anni soffre a causa del Morbo di Parkinson. Ormai da diverso tempo è costretto a letto, difficilmente riusciamo a metterlo in sedia a rotelle a causa della rigidità muscolare. Ultimamente è diventato un problema anche alimentarlo, tanto che negli ultimi mesi ha perso parecchio peso”.

– “Capisco, signora. Che problemi riscontrate in particolare quando lo alimentate?”

– “Vede, dottore, non riusciamo a fargli completare i pasti che gli prepariamo, perché dopo i primi bocconi, sempre più spesso, comincia a tossire e a volte vomita anche quello che era riuscito a mandare giù. Per non parlare di quei giorni in cui non riesce nemmeno a trattenere in bocca il cibo, che infatti cola attraverso le labbra e cade sul bavaglio”.

– “Che consistenza hanno gli alimenti che gli somministrate?”

– “Sa, dottore, da molto tempo mio padre non riesce più a masticare, quindi frulliamo tutti gli alimenti affinché siano il più liquido possibile”.

– “Noto che avete una bombola di ossigeno a disposizione, come mai?”

– “Vede, caro dottore, diversi mesi fa mio padre ha pure sofferto di bronchite. Abbiamo chiamato il medico curante, il quale ci ha spiegato che probabilmente si trattava di una sindrome influenzale tipica della stagione fredda e ha prescritto l’antibiotico. Ma in realtà questa bronchite è come se non se ne fosse mai andata e spesso ritorna riempiendo i suoi bronchi di parecchio catarro. Per questo il medico curante ha prescritto l’ossigeno, che infatti gli somministriamo proprio in quei casi, dato che, con tutto quel catarro, non riesce a respirare bene”.

– “Cara signora, il quadro mi è abbastanza chiaro, ma sono costretto a dissentire dal parere espresso dal suo medico curante. Suo padre purtroppo è affetto da una malattia neurodegenerativa ingravescente che causa il deterioramento dell’attività motoria.
Anche la deglutizione è un atto gestito dalla coordinazione di vari muscoli, ed è parecchio noto che nei soggetti affetti dalla Malattia di Parkinson in stadio avanzato tale funzione diviene a poco a poco inefficiente. La perdita della capacità di deglutire correttamente si chiama disfagia. Deve sapere che l’organo cilindrico che abbiamo al centro del collo, la laringe, durante la deglutizione compie dei movimenti verso l’alto e protegge le vie respiratorie inferiori dalla penetrazione degli alimenti. Quando la laringe non svolge correttamente le sue funzioni gli alimenti raggiungono prima le corde vocali, e questo è il motivo per cui suo padre tossisce, e successivamente anche la trachea e i bronchi, e questo è il motivo per cui suo padre soffre di bronco-polmoniti catarrali ricorrenti.
In questo caso poco c’entrano le sindromi influenzali stagionali, si tratta piuttosto di bronco-polmoniti ab ingestis, cioè causate dall’inalazione di alimenti. Tale patologia compromette parecchio la qualità della vita dei pazienti, che oltre a non potersi alimentare correttamente, vanno incontro a problematiche respiratorie gravi, spesso anche fatali”.

– “E quindi, dottore, adesso come possiamo risolvere il problema?”

– “Le spiego come procederemo. Eseguirò adesso un test di deglutizione in fibroscopia, cioè inserirò un sottile tubicino flessibile con telecamera in punta attraverso il naso in modo da visualizzare la laringe dall’interno. A quel punto avrò bisogno della sua collaborazione e le chiederò di somministrare per bocca un po’ di acqua colorata di blu che avremo già precedentemente preparato. A quel punto ci accerteremo, senza alcun dubbio, del percorso che compirà il liquido colorato. Se parte di esso, anziché prendere la strada verso lo stomaco, attraverso l’esofago, penetra all’interno della laringe, raggiungendo le corde vocali, allora saremo certi che purtroppo continuarlo ad alimentare per bocca rappresenta un grosso rischio per la salute di suo padre”.

– “E se non lo alimentiamo per bocca, come si fa?”

– “Fortunatamente, signora, oggigiorno abbiamo la possibilità di alimentare suo padre attraverso una via artificiale sicura, che permette di immettere gli alimenti direttamente nello stomaco evitando che possano andare a finire nei polmoni. Questo metodo si chiama PEG e prevede l’applicazione di una piccola sonda attraverso la cute che mette in comunicazione l’esterno con lo stomaco”.

– “Dottore, non crede che sia eccessivo sottoporre mio padre ad un intervento chirurgico? È proprio necessario?”

– “Cara signora, si tratta di una procedura che oggigiorno viene eseguita anche a domicilio e si avvicina molto ad una gastroscopia eseguita per motivi diagnostici. Ma rappresenta un trattamento indispensabile per la sopravvivenza di suo padre”.

– “E se decidessimo di non farlo, cosa rischieremmo?”

– “Suo padre andrebbe incontro ad un aggravamento del suo stato di malnutrizione, sia delle sue condizioni respiratorie”.

– “Grazie dottore, è stato molto chiaro e convincente. Nessuno ci aveva mai spiegato che la malattia di mio padre l’avrebbe condotto verso questo tipo di problematiche, altrimenti avremmo potuto richiedere il test di deglutizione già molto tempo fa, dato che oggigiorno ci parlano sempre di prevenzione. E nessun altro ci aveva ancora spiegato che si rischia la polmonite quando si perde la capacità di deglutire correttamente. Adesso che ci penso, chiamerò al telefono una mia amica che ha la mamma affetta dalla Malattia di Alzheimer e proprio ieri mi riferiva problemi simili a quelli di mio padre. Adesso facciamo il test di deglutizione?”

– “Certo signora, io sono pronto!”

G. Pennisi, Foniatra

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